Trasferirsi a Barcellona
Da cittadini italiani per trasferirsi a Barcellona non serve un visto. Servono il NIE, che si chiede già dall’Italia, un budget realistico (il nostro, in due, è di 8.300 €), un alloggio temporaneo per il primo mese e l’empadronamiento appena arrivati. Qui trovi i passaggi in ordine, con quello che abbiamo imparato trasferendoci.
Pubblicato il 12 luglio 2026 · Aggiornato il 17 ottobre 2026. La aggiorniamo a ogni tappa del trasferimento.
Serve un visto per trasferirsi a Barcellona?
No. Chi ha la cittadinanza italiana, o di un altro Paese dell’Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo, entra e vive in Spagna senza visto. Due documenti però servono lo stesso.
Il primo è il NIE, il numero di identità per stranieri. Lo chiedono quasi ovunque: in banca, al lavoro, per un affitto di lunga durata (alquiler de larga estancia, che è un’altra cosa rispetto all’alquiler de temporada, a tempo). Il secondo serve a chi resta più di 90 giorni: è l’iscrizione al Registro Central de Extranjeros, che tutti chiamano NIE verde.
Hanno quasi lo stesso nome e vanno chiesti in un ordine preciso, per questo si confondono facilmente. In questa pagina li mettiamo in fila, insieme a tutto il resto.
NIE blanco o verde? Il numero è uno e non cambia, cambia il documento su cui compare. Il NIE blanco è un foglio A4 con il numero e nient’altro: basta per i primi passi, dalla Seguridad Social al conto in banca, e si chiede anche dall’Italia. Il NIE verde (certificado de registro de ciudadano de la UE) è un cartoncino con numero, nome e indirizzo, si fa solo in Spagna e certifica che ci risiedi. Oltre i 90 giorni è obbligatorio. → NIE blanco e NIE verde: la differenza e quale ti serve.
Cosa si può fare dall’Italia, prima di partire?
Più di quanto pensassimo all’inizio.
Il NIE blanco si chiede al consolato spagnolo in Italia, con il modulo EX-15 e una tassa di 9,84 €. Così arrivi a Barcellona con il numero già assegnato, e non devi cercare un appuntamento in Spagna proprio nelle prime settimane, quando le agende sono piene e hai mille altre cose da sistemare. Quale consolato ti compete, come si prenota e cosa portare: Il NIE si può chiedere dall’Italia (e quasi nessuno lo sa).
Se ti trasferisci per lavorare, dall’Italia puoi chiedere anche il numero di Seguridad Social. Si fa online, con il modulo della Seguridad Social sul sito del Ministerio de Inclusión, Seguridad Social y Migraciones. Come documento d’identità va bene il NIE, anche blanco, oppure il passaporto di un Paese UE o SEE. Il NIE non è obbligatorio, ma con quello la pratica va più veloce.
Dopo l’invio arriva una mail di riepilogo con il codice della pratica. A noi la risposta è arrivata dopo circa 4 giorni lavorativi. Può darsi che ti chiedano foto in più, per esempio del NIE blanco (va bene anche il foglio stampato) o un selfie più nitido con il passaporto in mano, e allora serve qualche giorno in più. Altrimenti ricevi subito la conferma, con il link all’area personale dove trovi il numero assegnato.
Quanto costa trasferirsi?
Per partire in due abbiamo previsto 8.300 €. È una stima fatta sui sei mesi che abbiamo già passato in città. Dentro ci sono il viaggio e il trasporto delle cose, il primo alloggio temporaneo, caparra e commissioni della piattaforma, la burocrazia e un fondo per imprevisti. Sulla caparra conviene fare i conti con calma: a Barcellona spesso è di due mesi, non di uno, e le commissioni si aggiungono.
È il costo del trasloco, non i soldi per vivere qualche mese senza stipendio. Lei ha un lavoro a Barcellona, ed è il motivo per cui ci siamo trasferiti, lui lavora da remoto: l’affitto dal secondo mese in poi lo paghiamo con gli stipendi. Se parti senza un lavoro, al conto vanno aggiunti affitto e spese fino al primo stipendio.
Accanto alla previsione segniamo le cifre reali, a ogni spesa, e ci aspettiamo che salgano. Nel foglio spieghiamo anche cosa abbiamo lasciato fuori dal conto, a partire dalle commissioni d’agenzia, e perché: Quanto costa DAVVERO trasferirsi: il nostro budget.
Come si cerca casa a 1.000 km di distanza?
Da lontano si prenota solo un alloggio temporaneo. Il contratto lungo si firma sul posto, dopo aver visto la casa e conosciuto il proprietario. Dalle foto non capisci com’è la strada di sera, e le truffe si ripetono uguali da anni: il proprietario «momentaneamente all’estero», la caparra da versare prima della visita. La nostra regola è non pagare niente prima di aver visto la casa.
Noi abbiamo firmato un alquiler de temporada a Sant Andreu, da 1.600 € al mese, per cinque mesi invece di uno. In parte per semplicità, in parte perché stiamo ancora valutando tutto quello che ruota attorno all’incarico di lei e alle possibilità di lavoro di lui. Quali portali usare, quali documenti ti chiederanno e le truffe più comuni: Cercare casa a Barcellona a 1.000 km di distanza.
Cosa si fa appena atterrati?
Tre pratiche, in quest’ordine:
- l’empadronamiento, l’iscrizione all’anagrafe del Comune, gratuita, su appuntamento (cita previa);
- il certificato di registro UE, cioè il NIE verde, se resti più di tre mesi;
- la tessera sanitaria (targeta sanitària individual), per accedere alla sanità pubblica catalana.
L’empadronamiento è quella che abbiamo studiato di più, perché il certificato che ti danno (il volant) lo chiedono per la tessera sanitaria, la scuola e molte altre pratiche. È gratuito e non serve il NIE, perché registra dove abiti e non il tuo status: bastano un documento d’identità e una prova dell’alloggio. Siccome è legato all’indirizzo, chi passa il primo mese in un alloggio temporaneo e poi trova casa lo deve fare due volte. E molti contratti di alquiler de temporada non permettono di empadronarsi, quindi va controllato prima di firmare.
Fin qui c’è quello che avevamo studiato prima di partire. Adesso siamo a Barcellona e queste pratiche le stiamo facendo. Quanto si aspetta per un appuntamento in una OAC, cosa chiedono allo sportello, quanto passa dal volant alla tessera sanitaria: lo aggiungiamo qui man mano, con date e documenti, e poi ne faremo un articolo a parte, «Le prime 2 settimane a Barcellona».
In che quartiere conviene vivere?
Dipende da cosa cerchi: quanto vuoi spendere, quanto silenzio ti serve, se vuoi il mare vicino o la vita di quartiere. Li raccontiamo uno alla volta nella sezione Quartieri, con prezzi indicativi e una parte su per chi sono e per chi no. Il primo sarà Sant Andreu, il quartiere del nostro primo alloggio.
Serve sapere il catalano?
Per vivere no, con il castigliano si fa tutto. Il catalano però lo trovi ovunque, sui cartelli, a scuola, negli uffici pubblici, e capirlo ti fa sentire meno di passaggio, anche se non lo parli. Le parole che incontriamo e che non conoscevamo le raccogliamo nel Dizionario di Barna, a partire da Barna.
Domande rapide
Serve un visto per vivere a Barcellona?
No, i cittadini italiani e degli altri Paesi UE non hanno bisogno di visto. Serve il NIE e, se si resta più di 90 giorni, l’iscrizione al Registro Central de Extranjeros (il NIE verde).
Qual è la prima cosa da fare?
Chiedere il NIE blanco al consolato spagnolo in Italia, prima di partire. Costa 9,84 € e fa risparmiare settimane: senza NIE non si firma un affitto di lunga durata, non si apre un conto in banca e non si lavora.
Quanto serve per partire in due?
Noi abbiamo previsto 8.300 €: viaggio, primo alloggio, caparre, burocrazia e un fondo per imprevisti. Il dettaglio voce per voce è nell’articolo sul nostro budget.
Si può firmare un contratto di affitto dall’Italia?
Si può, ma è il modo più facile per farsi truffare. Meglio passare il primo mese in un alloggio temporaneo e cercare casa una volta sul posto.
Cos’è l’empadronamiento?
È l’iscrizione all’anagrafe del Comune di Barcellona. È gratuita, si prenota con cita previa e la chiedono per la tessera sanitaria, la scuola e molte altre pratiche.
Le tappe, una per una
In ordine, dalla più recente.